Hillary Clinton agli Esteri. E' stato solo uno scambio

Martedì, 2 dicembre 2008 - 11:46:00


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Il mondo intero ha visto e apprezzato con quanta classe e senso di responsabilità Hillary Clinton si ritirò dalla competizione elettorale, alla fine di una campagna per le primarie democratiche davvero avvincente, sempre condotta sul filo del rasoio con l'avversario Barack Obama. La leonessa era stata battuta dalle abilità oratorie e dalle troppe promesse di Obama, dalla incredibile campagna mediatica scatenatasi a favore di un nero, quasi a sollevare l'America tutta da un senso di colpa che si trascinava da troppo tempo, e dallo scarso appoggio delle americane che le avevano preferito Obama.

Lo stesso presidente eletto, ma solo all'indomani della sua vittoria, riconobbe la forza, la determinazione, la preparazione dell'avversaria confessando che era stupito per quanto avesse potuto resistere ai suoi feroci ed offensivi attacchi. In effetti era arrivato a dire che l'esperienza della Clinton in politica estera si riduceva ad aver preso il tè con altre first lady e che le era mancato il giudizio al momento di votare sulla guerra in Iraq. Durante tutta la campagna per le primarie democratiche era emerso in pieno il contrasto tra i due, non solo di carattere ma anche di visione della politica. Per non dire della reciproca antipatia che separava e continua a tenere distanti il presidente eletto e l'ex-presidente Bill Clinton.

Eppure senza i voti dei Clinton, oggi Obama non sarebbe il nuovo presidente degli Stati Uniti. Grazie al loro sostegno, tutto il partito democratico fece quadrato attorno a lui. L'influenza dei Clinton arrivò persino in campo repubblicano dove Hillary avrebbe avuto buon gioco per spostare i suoi voti a favore dell'avversario McCain. Invece optò per il gioco di squadra, evidentemente in cambio del Dipartimento di Stato, incarico davvero ambito essendo una sorta di ministero degli esteri. Si tratta dunque solo di una notizia già annunciata: tutti sanno che la competenza della Clinton in politica estera è superiore a quella di Obama e del suo vice.

Inoltre, a differenza del presidente eletto, Hillary si è sempre dimostrata assai prudente nel non elargire promesse che mai e poi mai gli Stati Uniti avrebbero potuto mantenere e con ciò perdere la faccia di fronte al mondo. Non a caso Obama già ha fatto marcia indietro su eventuali ritiri, nel breve periodo, di truppe americane e sulla riduzione della spesa militare. Del resto è questa voce di spesa che sostiene gran parte dell'economia americana e il prestigio degli Stati Uniti nel mondo come garanti degli equilibri internazionali.

Dunque una  nomina annunciata quella della Clinton, soprattutto un atto dovuto. E neppure una grande novità. Già la precedente amministrazione Bush si è valsa di una donna a guida del Dipartimento di Stato. E per di più nera. Ma la presenza di Condoleeza Rice a guida degli esteri  non sembrava così significativa nel gabinetto di un presidente accusato di essere un guerrafondaio.
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