Il dispotismo dei partiti

Martedì, 23 giugno 2009 - 15:32:00


Il commento:
Hanno vinto tutti
Il partito degli astensionisti è stato quasi pari a quello dei votanti il referendum sulla legge elettorale: inviterei il ministro Maroni a ragionare sui questi dati in parallelo. Scindere l'aspetto della assai scarsa affluenza alle urne per le elezioni al Parlamento europeo e alle amministrative con la bassissima partecipazione al referendum popolare denoterebbe ancora una volta la incapacità dei nostri leader politici a comprendere le ragioni del no. In Italia, come in altre democrazie, impera il conformismo della politica, certamente indotto dai media e dai politici in grado di ben manipolarli. Non è una novità.

Come del resto è noto a tutti che l'indipendenza della Tv e dei giornali nel nostro Paese è solo una chimera. Così mentre viene enfatizzata ogni chiamata alle urne che faccia l'utile di uno o dell'altro partito politico, quasi tutti i leader si trovano uniti nel condannare come inutile o dannoso ogni referendum che inviti il singolo elettore a ragionare con la propria testa. A condurre il gioco sono i capi di partito, veri burattinai della politica italiana, con l'appoggio delle loro segreterie dove nella fase che precede la campagna elettorale, succede di tutto ma soprattutto avviene in segreto la scelta dei candidati selezionati con criteri  del tutto estranei all'onestà ed alla capacità.

E se non passi da lì, dimostrando assoluta fedeltà ai tuoi superiori, non vai da nessuna parte. Ciò che si richiede al singolo, come nei regimi dispotici, è l'obbedienza cieca al partito e ai suoi capi. Ancora una volta è il dispotismo dei partiti che blocca la democrazia italiana, impedendo ai cittadini di usare la propria testa. E' vero, come già secoli fa scriveva Tocqueville, che questi sono i rischi della democrazia. Ma ci sono anche gli antidoti, elencati e descritti come già operanti in America e in altre democrazie non solo dallo stesso filosofo ma da una schiera di altri pensatori.

Ma a chi gliene importa di costoro e che in Italia si sviluppi finalmente una vera democrazia, pienamente rappresentativa? Non certo a chi già governa oppure occupa posti di potere. Importa solo a quel venti per cento circa di italiani e di italiane che usa la propria testa per votare e quindi si è rifiutato di dare il voto, ossia il proprio consenso, a chi non lo merita e che si è recato alle urne per esprimere il proprio sacrosanto parere su una legge elettorale che, guarda caso, fa solo l'interesse dei partiti e dei loro capi.
In tutto ciò la maggioranza del popolo dei votanti, obbedendo alla volontà dei partiti, ha ancora una volta mostrato il suo volto conformista. Ma chi gliela insegna un po' di educazione civica e civile?

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Commenti

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