Tempi di crisi più soldi ai partiti
Un'altra vergogna nazionale: per le prossime elezioni europee al Senato è stata approvata una leggina anti-sbarramento che regala una pioggia di denaro anche ai partiti più piccoli purchè raggiungano la soglia minima (sic!) del 2%. Nessun altro Paese europeo elargisce tanto denaro pubblico ai partiti come rimborso delle spese elettorali. Ma i nostri rappresentanti, anche in periodo di recessione economica, non perdono occasione per impadronirsi del denaro pubblico: non gli basta avere ogni anno, anche in assenza di elezioni, 50 milioni di rimborso per le Regionali, 50 milioni per le Politiche alla Camera e altrettanto al Senato, 50 milioni per le Europee. Avete presente i recenti scontri fuori e dentro il Parlamento, gli attacchi personali tra le più alte cariche dello Stato? Ma il denaro fa miracoli! Improvvisamente, al Senato, tutti i partiti, di destra e sinistra, piccoli e grandi si sono trovati in amorevole accordo per approvare un emendamento, già giudicato due settimane fa "inammissibile", presentato da due democratici di sinistra, Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi: 254 votanti, due astenuti e nessun contrario.
All'indomani del brutto colpo inferto ai partitucoli con lo sbarramento al 4%, l'intenzione evidente del Pd è rabbonire gli animi della sinistra estrema -verde, comunista e socialista- in vista delle elezioni a primavera e, al tempo stesso, del Pdl di ammorbidire i rapporti con la Destra di Storace. Quindi anche se un partito neppure prevede di raggiunge il 4% del consenso, può presentarsi alla tenzone a cuor leggero tanto gli sarà risarcita una cifra di gran lunga superiore alle spese sostenute. Un vero e proprio affare gestito con il pubblico denaro. La somma complessiva da spartire per le Europee è infatti enormemente superiore agli altri Paesi. Già le precedenti elezioni del 2004 sono costate, di rimborso ai partiti, 86 centesimi ad ogni italiano contro i 42 centesimi ad ogni francese. Non solo. Per scoraggiare l'assalto dei partitini, gli altri Paesi non distribuiscono denaro a pioggia e per di più chiedono un deposito cauzionale che il partito perderà se non arriverà a una certa soglia.
I leaders che blaterano di bipolarismo anziché avvallare queste leggine prendano esempio dagli altri Paesi. Ma c'è di più: nei Paesi dell'Unione europea la presentazione delle liste elettorali non è lasciata al totale arbitrio delle segreterie dei partiti. In casa nostra, votando per le europee con il sistema proporzionale senza preferenze, si lascia ai partiti che ricevono una montagna di denaro pubblico, assoluta mano libera sulla formazione delle liste. In Francia, Belgio e Spagna una legge sulla parità tra i generi impone a tutti i partiti, pena la riduzione o la sospensione dei rimborsi elettorali, l'alternanza uomo/donna nelle liste. In quasi tutti i Paesi europei, per ampliare la rappresentanza e favorire maggiore impegno dell'eletto al Parlamento europeo, non può essere candidato chi già riveste altre cariche politiche e istituzionali. Invece i nostri politici sono dei veri supermen, assessori e consiglieri la mattina, deputati della Repubblica il pomeriggio e deputati europei la notte. Ed è forse per questo che considerano le donne incapaci di sostenere i ritmi della politica. Se davvero questa vergognosa leggina passerà anche alla Camera, ci auguriamo che almeno il Presidente della Repubblica Napolitano intervenga a bloccarla. Il Presidente Obama lo farebbe. E negli Stati Uniti è previsto un rimborso solo per le presidenziali di mezzo dollaro per elettore.



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