Una Lilly anche in Italia
La prima legge firmata da Obama cancella d'un sol colpo negli Stati Uniti la più odiosa delle discriminazioni tra uomini e donne, la disparità economica. Anche nelle democrazie più avanzate, come conferma il Global Gender Gap Report, ossia lo studio del World Economic Forum sulle diversità tra uomini e donne, a parità di lavoro non corrisponde parità di trattamento salariale. Gli Stati Uniti sono al riguardo al 27° posto mentre la Norvegia è brillantemente attestata al 1° posto. La nuova legge, denominata "Lilly Ledbetter Fair Pay Act" in ricordo di una donna, Lilly Ledbetter, dipendente della Goodyear Tire & Rubber che per vent'anni lottò contro la disparità salariale dopo aver scoperto che aveva perso ben 200.000 dollari sullo stipendio e altre migliaia di dollari in contributi pensionistici e previdenziali, segna un ulteriore passo avanti sulla via americana dell'uguaglianza effettiva dei diritti e non a caso è stata fortemente voluta dal primo presidente di colore che, sulla propria pelle, vive il senso della diversità.
Questa legge, ha spiegato Obama, rafforza l'idea che "tutte le persone sono create uguali" ed hanno "diritto ad avere pari opportunità". In Italia il 2007, anno europeo delle pari opportunità, sembra essere invece passato invano. Sono state scritte e dette migliaia di parole sui diritti lesi delle italiane. In ogni regione, provincia, città si sono svolti centinaia di convegni sulla parità tra i generi. Chi scrive ne ha promosso uno nella città di Milano proprio sul tema della disparità di trattamento. Risultato: nessuno. Eppure siamo al vergognoso 67° posto della classifica mondiale secondo il già citato Global Gender Gap Report. Lontanissimi dal Nord Europa, notoriamente sensibile al discorso sulla parità ma anche dalla Germania (11° posto) e dalla Francia (15°), ossia da realtà a noi vicinissime. Nel lontano 1977 Tina Anselmi, la prima e unica donna ministro del Lavoro, volle far approvare una legge che vietava la disparità di retribuzione.



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