Il federalismo fiscale è il vero federalismo
Da tempo in Italia tutti auspicano il federalismo ma senza l'introduzione del federalismo fiscale sono solo chiacchiere. La riforma del Paese in senso federale è infatti ancora ben lungi dall'essere attuata. La Lega Nord è nata proprio con l'obiettivo di trasformare l'Italia in uno stato federale ossia in un organismo decentrato, davvero democratico, capace di rispondere in modo più efficiente ed efficace ai bisogni di una società moderna ed evoluta. A parole tutti, a destra e a sinistra, vogliono il federalismo. Difficile per i non addetti ai lavori capire la differenza tra le diverse proposte spesso demagogiche e populiste.
Ma a chiunque è evidente che senza autonomia finanziaria non si va da nessuna parte. E in effetti in questa sua battaglia per il vero cambiamento, la Lega è sempre stata isolata sia nei governi di destra e di sinistra, tant'è che ancora oggi in Italia vige lo Stato centralizzato. I motivi dell'isolamento della Lega sono molteplici, più di natura politica che ideologica o culturale. Si tratta di consenso elettorale e su questo non si scherza, ne va della vittoria o meno dei singoli partiti. Tutti sanno, ad esempio, che al nel Sud e nel centro del Paese il sistema attuale dei poteri verrebbe stravolto da un'organizzazione federale del territorio e soprattutto dall'introduzione, ecco il punto, del federalismo fiscale. Nell'attule proposta di legge, voluta dalla Lega, si dichiara infatti a chiare lettere che non solo i governi locali disporrebbeo di una totale e sovrana "autonomia di entrata e di spesa" ma che con questa entrerebbe in vigore anche "la trasparenza del controllo democratico nei confronti degli eletti".
Al proposito la legge "prevede l'obbligo di pubblicazione sui siti internet dei bilanci delle regioni, province, comuni e città metropolitane", riportando in modo semplificato le entrate e le spese pro capite così da permettere a qualsiasi cittadino di sapere quanto spende. Così da tempo avviene nei paesi più civili dove il contribuente, ossia il cittadino/elettore, può controllare quanto gli costa l'ordinaria amministrazione e anche la costruzione di opere di pubblica utilità. Si tratterebbe quindi per l'Italia di una vera rivoluzione culturale. Il federalismo fiscale porta con sé la responsabilizzazione non solo degli eletti ma anche degli elettori, consapevoli di non essere più sudditi di uno Stato padrone e prepotente ma persone in grado di controllare le esigenze e i bisogni reali del territorio nel quale vivono e lavorano. Insomma la riforma federale va ben oltre i conti della spesa.
Forse è per questo che tutti la invocano ma nessuno la vuole.



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