Una barbie per ministra
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Nel giorno della Festa delle donne, l'8 marzo, se ne è andata sino in Kossovo per incontrare, ufficialmente, 81 soldatesse italiane, -a loro va in ogni caso il riconoscimento di tutto il Paese- in realtà per farsi riprendere dai media e comparire, finalmente, nei telegiornali da protagonista. E non si dica che la proposta di innalzare la pena per gli stupratori possa riscattare il suo totale disinteresse per tutti gli altri diritti lesi e la sua costante assenza da ogni evento o convegno che la costringa a pronunciarsi in merito. La verità vera è che, come accade nei governi dei Paesi africani, è stata cooptata per evidenti motivi di presenza. Per chi da anni si impegna per la parità politica delle donne, la sua presenza al governo non è solo uno smacco ma il segnale concreto di una concezione della politica personalistica, limitata e di basso profilo.
Del resto le proposte di aumentare in Parlamento la presenza di donne davvero elette e non cooptate giace da anni al Senato in attesa di essere discussa. Per le prossime elezioni europee di primavera saranno ancora una volta i segretari di partito a scegliere i candidati da inserire nelle liste elettorali e tra questi, sicuramente, quelle donne che, appunto, piacciono a loro. Parlare di sistema democratico quando più della metà del popolo italiano è ancora mantenuto escluso dalla gestione della cosa pubblica è davvero un insulto, per la democrazia s'intende.
Eppure tutti i nostri maschietti ai vertici della politica, a cominciare dai vari presidenti, il giorno della festa (sic!) della donna erano tutti là, in prima fila, in piedi sui palchi, rigorosamente in abito grigio e cravatta rosa, a commemorare diritti e dignità lese delle povere donnette. Dimentichi, il giorno dopo, di qualsiasi parola spesa per loro, anzi calpestando di nuovo, con il loro modo di gestire la politica, quei diritti appena invocati. Il giorno dedicato alle donne i media hanno immortalato quegli interventi, trasmettendo sugli schermi lo squallido spettacolo di soli uomini che parlano di donne mentre le donne ascoltano dietro le quinte. E con loro non c'era neppure la ministra che dovrebbe rappresentarle. Era in Kossovo per il suo scoop mediatico.



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