Quando la stampa è micidiale
Giovedì, 3 settembre 2009 - 17:31:00
Se Boffo si dimette mentre Berlusconi è rimasto ben saldo in sella si potrebbe dire che il potere esecutivo ha battuto quello dell'informazione per uno a zero. A conferma che la libertà di stampa, anche se è scritta a chiare lettere nelle costituzioni e nelle leggi, è sempre a repentaglio e richiede attenzione. Non a caso la Federazione della Stampa manifesta contro minacce e bavagli.
In realtà dovremmo considerare che una cosa è la libertà di stampa vera e propria - quella di pubblicare senza censure notizie e commenti - un'altra sono l'autonomia e l'indipendenza di giornali e giornalisti. Altrimenti si fanno confusioni come quelle di Freedom House, organismo internazionale che ha pensato di collocare l'Italia al 71esimo posto nel mondo, e per di più in serie B, quella che comprende i paesi dove la stampa è "parzialmente libera". Ve li immaginate Chàvez, o Mubarak che per difendersi da campagne contro di loro fanno causa ai giornali?
Le iniziative giudiziarie di Berlusconi contro Repubblica e l'Unità sono probabili boomerang, ma di sicuro certificano che il potere politico non è in grado di arginare le notizie che non gli fanno piacere. E neppure ci riesce, come mostra il caso Boffo, il decantato potere ecclesiastico, così forte in Italia e nel suo Parlamento.
A garantire che le spazzature non finiscano sotto i tappeti contribuiscono vari soggetti. Uno è quello giudiziario, l'altro è proprio l'informazione, che dispone di due leve differenti. La prima è una classe giornalistica animata da indipendenza e autonomia, e non troppo condizionata dalle proprietà. La seconda è la pluralità delle voci, sufficiente perché ciò che una parte vorrebbe coprire esca in pubblico grazie all'interesse della parte avversa.
In Italia tra concentrazioni proprietarie e conflitti di interesse la prima leva è debole; in compenso è solidissima la seconda. I bilanci politici sono cosa diversa da quelli dell'informazione. La campagna su Berlusconi e la controcampagna su Boffo, sul piano del potere possono risultare a somma zero; o anche sotto zero per il diffuso discredito che hanno prodotto. Al contrario per la stampa l'effetto si somma, non si azzera. Potrà non piacere, non essere elegante, che le verità scomode emergano per fini strumentali. Ma la stampa ha altre regole che il galateo. Anche il famoso agente "Gola Profonda" del Watergate non era un giallista disinteressato. Ma quel che contò allora, e ancora conta, è che ciò che rivelava era vero.



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