Ma non è la fine del Pd

Mercoledì, 18 febbraio 2009 - 14:49:00


Il commento 1/ Il Pd a rischio anoressia Di Aldo Turinetto

Il commento 2/
Uno schiaffo ai 'cacicchi'. Onore al coraggioso Walter

Peggio di così si muore. Un vecchio modo di dire che calza perfettamente al PD di oggi. Veltroni ha perso troppo per restare al suo posto: perso le elezioni del 2008 (era quasi scontato), perso in Abruzzo, perso rovinosamente in Sardegna. Avesse accettato di restare segretario, si sarebbe caricata anche la croce della probabilissima disfatta delle europee.

La sua uscita di scena risolve il suo problema, non quello del PD. Un partito a "vocazione maggioritaria" non può fare l'eterna minoranza. Ma le dimissioni del capo che esce sconfitto sono un atto naturale, quindi positivo. Si dirà che i guai del PD sono le sue anime diverse e combattute, le rivalità interne tra Walter e Massimo, con il corollario degli ex DC che remano contro, e Rutelli con loro.

Ma dualismi e contrasti non hanno mai ucciso un partito. Vedi il caso di Blair e Brown in Inghilterra, di Ségolène e Martine Aubry in Francia, e come dimenticare lo scontro tra Obama e Hillary alle primarie? E' fisiologico che un leader se ne vada se è sconfitto. E' un modo per assumersi le responsabilità di fronte a sostenitori ed elettori. La guida passa ad un altro, che può sperare di far meglio.

Intanto è interessante il caso di Matteo Renzi a Firenze. Un giovane di 33 anni, outsider, che vince la primarie per la candidatura a sindaco della città alla faccia dei maggiorenti che puntavano su altre pedine di apparato. Non è quello che è successo - fatte le proporzioni - tra i democratici USA con Obama?

Certo, per andare avanti e consolidarsi ci vogliono le vittorie. L'Ulivo qualcuno l'ha avuta; il PD ancora no. Ma non sempre si può vincere. Ripensando all'anno scorso un errore andrà proprio evitato: accordarsi con qualcuno come Di Pietro, che ti usa e poi ti scava la terra sotto i piedi, fino al punto di affermare che l'unica opposizione è lui. Anche dopo Veltroni il PD può farcela. Sempre che non prevalga la frenesia di disfare in fretta quel progetto riformista, enunciato bene e realizzato solo in piccola parte, che era stato lanciato al Lingotto.

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