Ma Dio è favorevole alla censura?
| Solo la fede può tollerare l'ateismo |
Comodo vivere in un paese cristiano? Certamente. Molto meglio che in un paese islamico, per esempio. Nell’Occidente cristiano nessuno cerca di impormi una fede; soprattutto nessuno minaccerà di uccidermi se da una religione decido di convertirmi ad un’altra. Ma non è sempre stato così: nei tollerantissimi Stati Uniti ci fu chi, meno di un secolo fa, venne processato perché era sostenitore delle teorie di Darwin: la buona notizia è che fu assolto, in nome della Costituzione di quel paese. Ma se risaliamo a Giordano Bruno e Galileo, o a Tommaso Moro… Acqua passata, si dirà. Ma siamo proprio sicuri che, senza il pensiero illuminista, senza la libertà di espressione del pensiero che nella cultura occidentale si è fatta strada più contro che grazie alle chiese, oggi saremmo a questo punto?
Mettiamola così, in termini relativi: meglio vivere in un paese cristiano che in uno musulmano; ma meglio ancora in una paese che rispetta la libertà di pensiero e di parola di tutti (come gli Stati Uniti). Personalmente non mi sentirei di sottoscrivere lo slogan dell’UAAR bocciato a Genova dalla società concessionario della pubblicità sugli autobus, perché non sono in grado di affermare né che Dio esista né il contrario. Anche se l’argomento non mi è indifferente, e anzi non cessa di coinvolgermi. Quindi non mi dà alcun fastidio l’espressione di fede di chi scrive sui cartelli stradali “Dio c’è”, come non mi turba quella degli atei genovesi.
Reprimere, o comunque impedire, una espressione del pensiero è censura, indegna di una società civile e aperta. Dover prendere atto che oggi uno slogan ateo è concretamente legittimo a Londra e non a Genova, mi rattrista un poco. E mi ricorda che ci sono voluti secoli di concezioni a-religiose, e di martiri del libero pensiero, per rendere non perseguibile in Occidente chi ritiene, o immagina, che Dio non esista. Chi predica un’idea non è intollerante; lo diventa se insulta o aggredisce coloro che la pensano diversamente.



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