Liberalizzazioni, l'Ordine dei giornalisti non fa danni
Di Marco Volpati
Nel mirino di Monti e delle sue liberalizzazioni c'è anche una famosa anomalia italiana: l'Ordine dei giornalisti. In tutto il mondo vigilano sulle regole del mestiere associazioni private di categoria; solo in Italia tocca ad un organismo pubblico regolato per legge.
Oggi si potrebbe fare a meno di istituirlo. Il quesito però è un altro: se giova o no che sia abolito.
Nuoce alla concorrenza? sbarra la strada ai giovani? tiene alti i costi di una categoria? Vediamo: gli iscritti all'Ordine dei Giornalisti sono 100.000; tutt'altro che una piccola casta a numero chiuso. E' vero che 80.000 almeno sono pubblicisti, cioè giornalisti a tempo parziale. Però professionisti e pubblicisti hanno ormai sostanziale parità di ruoli: un autorevole direttore del Corriere della Sera, Ugo Stille, era un pubblicista. Anche gli avvocati, in Italia, sono tantissimi: 200.000. In settori così parlare di concorrenza negata è un controsenso.
Qualcuno obietta che i contratti di lavoro giornalistici sono ricchi e onerosi. Era vero in anni passati; e comunque nasceva dalla contrattazione sindacale, non dai diktat dell'Ordine. Oggi poi i contratti sono diversificati e più poveri; e il lavoro è spesso autonomo e discontinuo.
L'interesse della collettività contro gli ordini professionali sta nel cancellare le tariffe imposte che limitano la concorrenza. L'Ordine dei giornalisti ha indicato le sue, di tariffe, per le prestazioni autonome. Non sono mai state rispettate; soprattutto non hanno mai portato a sanzioni per gli iscritti che accettavano compensi inferiori. Valgono solo come riferimento nelle cause per lavori non pagati.
In conclusione, abolire l'Ordine dei giornalisti non porterebbe alcun vantaggio alla collettività. Con un'unica, piccola eccezione: il numero spropositato di Consiglieri nazionali - centocinquanta - che deriva dalla legge. Legge, è bene ricordarlo, che non viene da Mussolini. Il quale, per legare meglio la categoria al regime, aveva promesso di istituirlo, senza mai dare seguito alla cosa. L'Ordine vide la luce sotto un'egida rigorosamente democratica e antifascista, nel 1963, per iniziativa di Guido Gonella, ministro democristiano.
Unica cosa utile, in nome dell'austerità e della lotta agli sprechi, sarebbe ridurre al minimo necessario i rappresentanti dell'Ordine. Una miniriforma che i giornalisti stessi propongono senza successo al Parlamento da vent'anni. Potrebbe farcela il governo tecnico, se - come promette - non perseguirà risultati di facciata ma soluzioni pratiche.


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