Le tette? Basta non esibirle
Sabato, 13 marzo 2010 - 15:06:00
Come trovata promozionale il minifilmato in cui Marion Cotillard si mostra con il mascheramento delle ”tette in fronte” è di sicura efficacia. Ma certo non funziona come messaggio a difesa delle donne molestate da sguardi maschili insistenti. C’è un sistema infallibile per non farsi fissare le tette: evitare di metterle in mostra. Grazie alla libertà di scelta che tutti abbiamo, non c’è alcun obbligo di vestirsi con scollature, vistose o anche moderate. L’abbigliamento maschile, per dire, non comprende praticamente mai l’esibizione abbondante di parti di epidermide.
Per dirla tutta, per i maschi non è nemmeno facile comprendere come le donne sopportino, per assecondare la moda e procurarsi un look accattivante, stili di abbigliamento che prevedono di mostrare nude o poco coperte parti come il petto, le gambe e i piedi, con l’effetto sicuro di esporsi prima di tutto al freddo, e poi agli sguardi altrui. Non è necessario abbracciare stili di vita e di abbigliamento delle donne musulmane, con epidermide coperta e velo in testa. Fino agli anni ’80 il decolleté era usato soltanto in particolarissime occasioni: gli abiti da sera, o quelli indossati in piena estate, nei dintorni delle spiagge o in luoghi di vacanze.
La regola valeva anche nell’atmosfera contestativa e permissiva del post ’68, quella dei raduni giovanili, dei concerti rock, di Woodstock e dell’Isola di Wight: magari ci si spogliava completamente, in quelle occasioni; però per strada, a scuola o in ufficio uomini e donne erano vestiti da capo a piedi, senza scoprire né il petto, né il ventre né il fondo schiena. Poi è la cultura è cambiata, e con essa i trend della moda. Nel mondo occidentale ognuno si veste come crede, entro gli ampi limiti del cosiddetto “buon costume”. Sarebbe ipocrisia totale, o civetteria ottocentesca, pretendere da un lato di vestirsi in modo sexy, dall’altro condannare chi di questo approfitta, o magari è vittima, solo perché fa cadere l’occhio là dove l’abbigliamento lo attira. Su Facebook esiste una comunità scherzosa, niente affatto moralista, che sostiene il punto di vista maschile sull’argomento: si intitola “Dì alle tue tette che la smettano di fissare i miei occhi”. Appunto: se non me le sbatti in faccia, difficilmente le guarderò.
Per dirla tutta, per i maschi non è nemmeno facile comprendere come le donne sopportino, per assecondare la moda e procurarsi un look accattivante, stili di abbigliamento che prevedono di mostrare nude o poco coperte parti come il petto, le gambe e i piedi, con l’effetto sicuro di esporsi prima di tutto al freddo, e poi agli sguardi altrui. Non è necessario abbracciare stili di vita e di abbigliamento delle donne musulmane, con epidermide coperta e velo in testa. Fino agli anni ’80 il decolleté era usato soltanto in particolarissime occasioni: gli abiti da sera, o quelli indossati in piena estate, nei dintorni delle spiagge o in luoghi di vacanze.
La regola valeva anche nell’atmosfera contestativa e permissiva del post ’68, quella dei raduni giovanili, dei concerti rock, di Woodstock e dell’Isola di Wight: magari ci si spogliava completamente, in quelle occasioni; però per strada, a scuola o in ufficio uomini e donne erano vestiti da capo a piedi, senza scoprire né il petto, né il ventre né il fondo schiena. Poi è la cultura è cambiata, e con essa i trend della moda. Nel mondo occidentale ognuno si veste come crede, entro gli ampi limiti del cosiddetto “buon costume”. Sarebbe ipocrisia totale, o civetteria ottocentesca, pretendere da un lato di vestirsi in modo sexy, dall’altro condannare chi di questo approfitta, o magari è vittima, solo perché fa cadere l’occhio là dove l’abbigliamento lo attira. Su Facebook esiste una comunità scherzosa, niente affatto moralista, che sostiene il punto di vista maschile sull’argomento: si intitola “Dì alle tue tette che la smettano di fissare i miei occhi”. Appunto: se non me le sbatti in faccia, difficilmente le guarderò.



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