La riforma elettorale? E' solo tempo perso
Di Marco Volpati
Spazzati via i referendum dalla Corte costituzionale, è realistico che partiti e Parlamento mettano mano a un cambiamento di regole nell'anno o poco più che rimane della legislatura? Il Presidente Napolitano fa mostra di crederci, ma forse è solo per un dovere del suo incarico (o per disporre di qualche argomento su cui incalzare la casta).
Sistema francese, inglese, tedesco, spagnolo, polacco, ungherese, australiano… se ne parla come se fossero tradizioni culinarie. Perché non esiste un "sistema italiano"? E' esistito, per la verità, tra il 1953 e il 1993: quaranta anni stabili, con un modello applicato a Camera, Regioni e Comuni e un altro a Senato e Province, entrambi proporzionali.
Poi, dopo Tangentopoli, si è cominciato a cambiare, e non si è smesso più. Una rincorsa di referendum e modifiche che è approdata al vituperato Porcellum, la "legge porcata": proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza, e soprattutto senza preferenze.
Di qui la ricerca dei modelli stranieri: ognuno piace a qualche partito, però nessuno va bene a una maggioranza estesa. Nella partita delle leggi elettorali ogni spezzone di casta ha interessi tutti suoi propri.
E i cittadini? Quale legge risponde meglio alle aspirazioni della gente?
Risposta impossibile, perché la migliore non è una formula, ma la regola che dura a lungo, o addirittura non cambia mai. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti il sistema è immutato da secoli. I cittadini lo conoscono bene, e sanno come usarlo per dire la loro, premiare o castigare i leader in carica, dalla Casa Bianca fino alla piccola contea.
Da noi, negli anni Novanta le preferenze furono cancellate perché, si disse, favorivano gli sprechi, la corruzione, le ipoteche mafiose sulla politica; oggi se ne invoca il ritorno. Non è nemmeno vero che il Porcellum sia il peggiore dei sistemi possibili. Il precedente - noto come Mattarellum - aveva anch'esso le liste bloccate senza preferenze, nella parte proporzionale (un quarto dei deputati eletti); nessuno disse che era antidemocratico.
La politica si affanna continuamente attorno a proposte di cambiamento delle regole elettorali, ponendo alternative che sono importanti per i partiti, ma di nessun interesse per i cittadini.
E' un perenne "discorso sul metodo" che lascia in secondo piano i contenuti dell'azione di governo. Un modo per perdere tempo.
Tra spread, recessione, debito pubblico, liberalizzazioni, crescita da promuovere, chi può pensare che la politica italiana abbia tempo da buttar via?


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