Gheddafi ha fatto la storia
Di Marco Volpati
I linciaggi dei despoti sconfitti, tremendi per barbarie e orrore, ricorrono a grandi distanze di tempo e di luogo. Agli italiani la sorte di Gheddafi ricorda Piazzale Loreto. E altre vendette contro gli sconfitti della storia tornano alla mente: per esempio l’esecuzione di Saddam Hussein affidata alle mani di suoi nemici, e ancora, proprio nello stesso Iraq, il massacro della famiglia di re Feisal che aprì la strada proprio al regime di Saddam.
L’Europa e la NATO porteranno con sé questa infamia: aver provocato l’esito, lasciando il lavoro sporco alle mani dei Libici. Almeno nel ’45 ci fu Norimberga; e ai tempi nostri il tribunale dell’Aja per i Milosevic e i Mladic.
Adesso si discute dei meriti e delle colpe della guerra di Libia. Nessuno è innocente: Gheddafi è stato riverito da tutti – il petrolio non puzza – e scaricato alla fine; anche dall’Italia, dove Berlusconi si è sganciato per ultimo.
Colpiscono i commenti dei leader europei coinvolti, in particolare quelli di Cameron e di Berlusconi stesso. Il premier britannico ricorda Lockerbie e le 270 vittime dell’attentato al jet Pan Am voluto nel 1988 da Gheddafi. Ma dimentica che proprio Londra, appena due anni fa, aveva restituito a Tripoli l’attentatore Al-Megrahi, facendo finta di credere che fosse in fin di vita (il solito petrolio che profuma).
Berlusconi, dopo le accoglienze trionfali a Roma di appena un anno fa con tanto di baciamano, era il più spiazzato in Europa; e c’è chi ha visto in quel motto latino, “sic transit gloria mundi”, la ricerca di un’attenuante per sé. Come dire: finché Gheddafi era temuto e rispettato io l’ho trattato come il capo riconosciuto del suo popolo.
Ebbene sì; i leader africani – da Senghor, a Kenyatta, da Nasser a Gheddafi, da Mobutu a Mugabe – sono stati sempre una via intermedia tra l’eroe liberatore e il tiranno spietato. Certo, con gradazioni diverse: all’estremo positivo Mandela, a quello negativo Bokassa. Tutti, però, erano espressione dei loro popoli, interpreti del riscatto dalla dominazione coloniale di Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Belgio e Italia.
Erano soltanto i nostalgici del colonialismo a sostenere che le popolazioni africane erano incapaci di autogoverno, e perciò si consegnavano a grotteschi dittatori dediti a riti tribali e al culto della propria persona.
Gheddafi è stato, nel bene e nel male, il capo della Libia moderna; prima di lui Re Idris era stato soltanto il continuatore di un potere euro-coloniale (come Farouk in Egitto). Non a caso tra gli ultimi a voltargli le spalle, in sorprendente sintonia con il Cavaliere, erano stati gli intellettuali di sinistra del Manifesto.


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