Il Cavaliere solitario
L'Europa svolta a destra: il voto penalizza i governi di sinistra, premia invece quelli moderati. In Italia non è così. Unica forza di governo a festeggiare è la Lega, che si avvantaggia di un fattore importante come essere tra i pochi che sull'Europa hanno idee chiare (in negativo); no al centralismo burocratico di Bruxelles, e no al buonismo verso gli immigrati. Lo stesso programma che ha premiato, in Olanda e non soltanto, partiti euroscettici di media grandezza ma di profilo politico aggressivo.
Da noi, a parte il calo non disastroso del PD, la notizia è la delusione del PDL. Potrebbe dipendere dall'uso che talvolta gli elettorati fanno delle Europee: mandare avvisi di insoddisfazione ai propri governi nazionali. Vediamo però che altrove, Germania e Francia, non è avvenuto.
Può pesare che queste fossero le prime elezioni con il PDL unificato; alle politiche 2008 la lista era comune, ma Forza Italia e AN esistevano ancora. Nelle unificazioni si è sempre verificato che 2 più 2 non fa né 4 né 5, ma piuttosto 3 e mezzo. Era accaduto anche con il PD.
Probabilmente però questo voto europeo segna l'esaurimento della spinta propulsiva di Berlusconi. Si era sempre detto che gli attacchi lo esaltavano, provocavano un rimbalzo della sua già grande popolarità. Per la prima volta si è constatato che il Cavaliere non è invulnerabile. Lui e i suoi collaboratori stretti spiegheranno che il Noemigate lo ha tenuto troppo tempo lontano dalla folla; e perciò è mancato il consueto fattore B nella campagna elettorale.
La spiegazione non è sufficiente. E' vero che senza Berlusconi il centrodestra non esiste (non sarebbe mai esistito). Però il marchio di origine, il brand del PDL, mostra ormai segni di logoramento. A lungo andare servirebbe un partito, una squadra, una riconoscibilità politica che non si affidi solo al carisma di un leader eccezionale, il quale tuttavia somiglia sempre più ad un Cavaliere Solitario.
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