Non si gioca con le accuse di fascismo

Lunedì, 14 dicembre 2009 - 10:48:00

Sembra oramai certo che l'aggressore di Berlusconi sia un personaggio isolato, psicolabile. Che nessuno lo abbia mandato o spinto ad armarsi di quell'oggetto contundente, pericoloso ma non micidiale: una riproduzione del Duomo di Milano, souvenir kitsch per turisti epigoni di Totò e Peppino. Eppure non hanno torto i molti - quasi tutti - che leggono nell'episodio di Milano un segnale preoccupante, sintomo di un male che potrebbe portare a conseguenze molto più gravi. Non siamo agli anni Settanta, ma potremmo anche arrivarci se non stiamo attenti.

Intendiamoci, l'opposizione deve fare il proprio mestiere, anche duramente. Sennò che opposizione sarebbe. La personalizzazione dei conflitti politici è inevitabile, sia perché così si usa oggi in tutto il mondo, sia perché una personalità leader come Berlusconi accentra su di sé, spontaneamente, attenzione e riflettori. Non si può chiedere a Bersani, Casini, Rutelli e a tutti coloro che non condividono l'azione di governo del Cavaliere di rinunciare a dire forte e chiaro le loro ragioni. Se però, come ormai fa Di Pietro da mesi, si afferma che in Italia è in via di consolidamento un regime fascista le cose cambiano.

E' facile osservare che parlare di fascismo per l'Italia del 2009 è una pura sciocchezza: qualcuno se li immagina Mussolini o Hitler che fanno causa ai giornali perché parlano male di loro, o si lamentano che i talk show più ascoltati li presentano al pubblico sotto una luce sinistra?
Però sarà bene riflettere, ricordando che negli anni Settanta maturò pian piano qualcosa di simile: cominciò Feltrinelli col suo gruppo "rivoluzionario" - presto seguito da una parte consistente dell'area contestativo-extraparlamentare - a teorizzare che la Democrazia Cristiana altro non era che la versione aggiornata del fascismo. In poco tempo il sillogismo si chiuse: contro il fascismo ad alcuni postsessantottini sembrò legittima, anzi doverosa, la resistenza armata. E si passò, come fosse naturale, "dalle armi della dialettica alla dialettica delle armi".

Contribuì, tra l'altro, anche la lettura "alternativa" di Piazza Fontana: strage di Stato, di mano fascista, ma con ispirazione dall'alto, cioè voluta dal governo. Oggi il ruolo della DC è ricoperto dal PDL, partito di maggioranza, e impersonato dal leader indiscusso Silvio Berlusconi. Dunque la deriva di allora potrebbe ripetersi, persino con tempi accelerati.
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